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La storia per tutti

Calatabiano, una storia da conoscere

Dalle testimonianze dell’età romana al castello medievale, dalle chiese alle campagne dello zucchero, fino alle trasformazioni dei secoli più recenti: un racconto per conoscere come è cambiato il territorio di Calatabiano.

Capitolo 1

Prima del paese che conosciamo

Prima che esistesse il borgo medievale, la valle dell’Alcantara collegava la costa alle campagne dell'interno. In questo paesaggio si svilupparono insediamenti dei quali restano testimonianze archeologiche.

A contrada Pianotta, gli archeologi hanno studiato i resti di una villa romana, ambienti termali e una necropoli. Sono tracce di persone che qui vivevano, lavoravano e seppellivano i propri morti. Gli scavi hanno restituito anche testimonianze della tarda antichità.

Quella villa non era ancora il paese di Calatabiano. Tra la sua storia e quella del borgo medievale trascorsero secoli di trasformazioni che le fonti locali oggi disponibili raccontano soltanto in parte.

Approfondisci: Atlante del territorio Consulta le fonti

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Capitolo 2

Il castello entra nella storia scritta

Nel Medioevo il castello dominava dall'altura le vie e le terre circostanti. I documenti permettono di seguirne alcuni passaggi di proprietà e di comprendere il valore politico della fortezza.

Nel giugno 1201 un diploma di Federico II registra la concessione del castello all’arcivescovo Berardo e alla Chiesa di Messina. Dodici anni dopo, nel marzo 1213, un altro documento regio conferma il castello alla Chiesa di Catania e ricorda il pagamento di 15.000 tarì.

La concessione non riguardava soltanto le mura: con il castello erano in gioco terre, diritti ed entrate, e dunque anche la vita di chi abitava il territorio.

Approfondisci: Diplomi medievali e verifiche Consulta le fonti

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Capitolo 3

Una comunità oltre le mura

Fuori dalle mura, le chiese scandivano la vita religiosa della comunità.

Nei registri medievali delle decime ecclesiastiche compaiono riferimenti a Calatabiano, ai cappellani e alle chiese di Santa Maria e San Giorgio. Sono nomi che permettono di intravedere una comunità organizzata e una vita religiosa già riconoscibile nelle fonti scritte.

I registri restituiscono pochi nomi e riferimenti istituzionali; non bastano, da soli, a descrivere la vita quotidiana degli abitanti.

Registri ecclesiastici Chiese e arciprete nel Cinquecento Epigrafi del Santissimo Crocifisso Crocifisso del 1502 La Calata di San Filippo Fonti

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Capitolo 4

L'acqua, la terra e i mulini

Nelle campagne, l'acqua dell'Alcantara alimentava attività agricole e impianti di lavorazione. I mulini erano parte di questa economia.

Nel Quattrocento una delle attività documentate nel territorio era la coltivazione e la lavorazione della canna da zucchero. La canna richiedeva acqua, impianti e manodopera specializzata.

Uno studio di Antonino Morreale descrive il trappeto dei Mirulla a Calatabiano e segnala, per il 1473, tre mulini e 16.000 «caselle», termine usato nelle fonti per suddivisioni legate alla coltivazione. La quantità indicata restituisce la scala dell'impresa, pur richiedendo cautela nell'interpretazione delle unità riportate.

Approfondisci: Fonti sulla produzione dello zucchero Consulta le fonti

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Capitolo 5

Signori, famiglie e commerci

Dietro i trappeti c'erano contratti e interessi signorili. Nel Quattrocento emergono i nomi dei Cruylles e dei Mirulla.

Morreale riferisce di un accordo fra il barone Giovanni Cruylles e Tommaso e Antonino Mirulla per la gestione di un trappeto. Lo studio menziona un corrispettivo annuo di 250 onze e mostra come l’attività richiedesse investimenti e rapporti fra più persone.

Nella storia religiosa del paese rientra anche il Crocifisso ligneo datato al 1502, oggi collegato alla chiesa madre. Nella Terra Vecchia, la chiesa del Santissimo Crocifisso conserva inoltre testimonianze architettoniche ed epigrafiche. Il Crocifisso del 1502 · Le epigrafi.

Uno studio di Giovan Giuseppe Mellusi cita un atto del 22 settembre 1531 che indica Paolo de Renaldo come arciprete di Calatabiano.

Un’altra testimonianza, citata dalla studiosa Rosaria Stracuzzi, riguarda un atto notarile del 25 maggio 1537 collegato agli zuccheri di Calatabiano. Il documento del 1537 mostra che i traffici dello zucchero continuarono a lasciare tracce nelle scritture notarili.

Nel Cinquecento, secondo una tradizione storica locale, il territorio subì un’incursione attribuita al corsaro Dragut nel 1544. Un repertorio di storia marittima indica invece il 1547. Finché non sarà individuata una testimonianza contemporanea riferita espressamente a Calatabiano, non è possibile decidere se si tratti dello stesso episodio o di due incursioni distinte. Il dossier sulle fonti e sugli archivi ricostruisce le due versioni.

Una relazione ecclesiastica del 1594, citata da Giovan Giuseppe Mellusi, associa a Calatabiano due chiese sacramentali, senza identificarle per nome.

Approfondisci: Fonti sulla baronia Consulta le fonti

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Capitolo 6

Dalle attività antiche ai secoli più vicini

Tra il Seicento e l'Ottocento cambiarono le attività economiche e la vita pubblica.

Secondo la ricostruzione storica di Morreale, il trappeto di Calatabiano cessò la propria attività intorno al 1690. Nel febbraio 1818 il terremoto danneggiò il paese. Il repertorio storico dell'INGV, sulla base di carte dell'Intendenza, segnala novanta abitazioni danneggiate; risultano inoltre lesioni alla chiesa Madre, al Santissimo Crocifisso e al castello. Le riparazioni coinvolsero gli abitanti e le autorità.

Per gli anni 1860–1866, un inventario della Prefettura di Catania segnala Calatabiano in un fascicolo collettivo sulle opere pubbliche: non sappiamo ancora quali interventi siano stati effettivamente realizzati nel paese. Nel giugno 1879 una protesta contro l'amministrazione comunale sfociò in gravi disordini. Alla Camera dei deputati, l'11 giugno, il ministro dell'Interno Agostino Depretis riferì che i registri delle imposte erano stati lacerati e che l'archivio e il mobilio municipali erano stati incendiati. Segnalò inoltre vittime e feriti negli scontri con le truppe, sulla base di notizie telegrafiche ancora da verificare. Il Governo aveva affidato un'inchiesta al senatore Trombetta. Le dichiarazioni parlamentari non permettono però di stabilire quante carte andarono perdute né le cause definitive della rivolta.

Nel 1943 anche Calatabiano fu coinvolta negli avvenimenti della guerra. Una fotografia militare britannica documenta un ponte distrutto nei pressi del paese, senza consentire ancora di localizzarlo con certezza. Le testimonianze sulla ritirata tedesca dell’agosto 1943 conservano il ricordo delle violenze subite dalla popolazione. Le date e le circostanze di alcuni episodi, tra cui la morte del giovane Carmelo Quagliata, presentano differenze fra le fonti.

Molti anni dopo, il 24 ottobre 2015, una frana nel territorio comunale danneggiò l’acquedotto Fiumefreddo, interrompendo parte dell’approvvigionamento idrico di Messina. Dopo i primi interventi provvisori, un atto dell’Assemblea Regionale Siciliana riferisce la sostituzione delle tubazioni temporanee con un’unica condotta il 5 settembre 2017. La documentazione amministrativa proseguì negli anni successivi, senza attestare da sola il collaudo conclusivo di ogni opera.

Terremoto del 1818 Opere pubbliche 1860–1866 Rivolta del 1879: dossier e documenti Documenti del Novecento La frana del 2015 e l’acquedotto Consulta le fonti

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Conclusione

La memoria e le sue fonti

La festa della Calata di San Filippo Siriaco attraversa la memoria del paese. Le descrizioni della celebrazione e i racconti tramandati conservano aspetti diversi della sua storia.

Il castello, le chiese, le campagne e le strade conservano segni di epoche diverse. Accanto a essi, documenti e testimonianze raccontano le scelte, il lavoro e le difficoltà degli abitanti.

Consulta il repertorio delle fonti

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Per approfondire

Le fonti e le immagini permettono di approfondire la storia dei luoghi e delle persone ricordati.

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