Arte e committenza · Calatabiano, 1502
Una croce per cinque onze
Il 24 ottobre 1502, l'arciprete Matteo di Villa commissionò a Salvo d'Antonio una croce lignea dipinta destinata alla chiesa di San Filippo Siriaco di Calatabiano. Il prezzo pattuito fu di cinque onze: un raro dato economico che permette di osservare da vicino la committenza artistica nel paese all'inizio del Cinquecento.
Un accordo con il pittore
La notizia compare a pagina 92 del volume di Gioacchino Di Marzo del 1903, ora consultato direttamente nella copia digitalizzata. Di Marzo rimanda in nota agli atti del notaio Niccolò Ismiridi, protocollo 1502–1503, indizione VI, conservati all'epoca nell'Archivio di Stato di Messina. Il rinvio, verificato visivamente sulla pagina 92 della scansione (pagina 102 del PDF), specifica il foglio 88; lo studio specialistico del 2020 precisa 88 verso (88v). Questa precisazione proviene dalla bibliografia scientifica, non da un esame diretto del rogito. Lo studioso non riproduce in questo punto l'intero rogito, ma ne riferisce gli elementi essenziali. Salvo d'Antonio, nipote di Antonello da Messina, lavorava entro una tradizione figurativa che univa la bottega familiare e le richieste devozionali delle comunità della Sicilia orientale. La data del contratto e la somma pattuita sono riprese anche dalla pubblicazione storico-turistica del Comune di Calatabiano.
Già Di Marzo, a pagina 92, riferisce che la croce doveva essere alta dieci palmi, una misura tradizionale che uno studio specialistico del 2020 rapporta a circa 258 centimetri. Le dimensioni dell'opera conservata, indicate nello stesso studio come 257 × 207,3 centimetri, sono coerenti con la misura prevista. Il confronto fra contratto e oggetto costituisce un argomento importante per la sua identificazione.
San Filippo e la chiesa Madre: perché compaiono due sedi?
Le fonti non sono necessariamente in contraddizione quando nominano chiese differenti. Lo studio pubblicato in The Antiquaries Journal identifica San Filippo Siriaco come chiesa destinataria della commissione del 1502, mentre colloca l'originale dietro l'altare maggiore della chiesa Madre dell'Annunziata. Precisa inoltre che nella chiesa del SS. Crocifisso, detta anche di San Filippo, si trova una copia della croce dipinta. È una distinzione essenziale per non confondere la collocazione storica con quella documentata dagli studi recenti.
Che cosa significavano cinque onze?
Il prezzo stabilito rappresenta il valore contrattuale dell'opera, non la prova dell'origine del denaro. Non sappiamo se Matteo di Villa pagasse con risorse personali, entrate della chiesa, offerte dei fedeli o somme provenienti da un lascito. Per rispondere occorrerebbero conti ecclesiastici, quietanze o clausole del contratto che specifichino il debitore e le modalità del pagamento. La cifra non va convertita direttamente in euro moderni, perché il suo potere d'acquisto dipende dai salari e dai prezzi dell'epoca.
La croce come opera d'arte e documento
La croce dipinta raffigura Cristo al centro, con figure sacre alle estremità e simboli della Passione e della redenzione. Di Marzo descrive espressamente la Madonna, san Giovanni, il pellicano e il teschio, secondo quanto ricava dalla commissione. La sua storia unisce iconografia, devozione, economia e spostamenti dell'arredo ecclesiastico. Un contratto artistico, anche quando non rivela l'intera provenienza dei fondi, conserva la traccia di una decisione concreta: affidare a un pittore riconoscibile un'opera destinata alla comunità.
La testimonianza notarile. La notizia del contratto è tramandata da Di Marzo e dalla bibliografia successiva; il protocollo originale non è qui disponibile e la sua attuale conservazione non è accertata. L'Archivio di Stato di Messina documenta gravi perdite del fondo notarile nell'incendio del 25 maggio 1943; questo dato generale non prova la perdita dello specifico protocollo Ismiridi. La notizia della commissione rimane quindi fondata sulla testimonianza di Di Marzo e sul successivo confronto bibliografico.
Una pista archivistica ulteriore. Il portale Archivio Digitale del Ministero della Cultura segnala un progetto di recupero dei notai di Messina (2024–2025). Non è ancora verificato se includa il protocollo di Niccolò Ismiridi del 1502–1503: la presenza del progetto non equivale alla disponibilità del registro.
Oltre il documento · Una lettura d'autore
La misura di una scelta
Cinque onze. È il prezzo riferito per una croce dipinta commissionata a Calatabiano il 24 ottobre 1502. La cifra permette di osservare l'opera da un punto di vista che non coincide con quello della sua iconografia: prima di essere collocata in una chiesa, richiese un accordo economico.
Nella notizia tramandata dagli studi compaiono un committente e un pittore. Non compare, almeno nelle testimonianze qui esaminate, la provenienza del denaro. Sarebbe facile immaginare una raccolta di offerte o una decisione condivisa dalla comunità; non abbiamo però elementi per scegliere una di queste spiegazioni.
La testimonianza passa attraverso Di Marzo e la bibliografia successiva, mentre l'atto notarile non è stato ancora consultato direttamente. Questo limita ciò che possiamo attribuire alle intenzioni delle persone coinvolte, ma non cancella il dato essenziale: un'immagine destinata al culto nacque anche da una scelta di spesa, formalizzata in un momento preciso.
Lettura saggistica fondata sulle testimonianze e sugli studi citati nel dossier; non introduce nuove attestazioni documentarie.
Fonti e approfondimenti
- Ministero della Cultura, Archivio Digitale, scheda dell’Archivio di Stato di Messina: segnala il progetto di recupero dei notai di Messina 2024–2025, senza confermare l’inclusione del protocollo Ismiridi.
- Archivio di Stato di Messina, storia dell’istituto: perdita di numerosi volumi notarili nel 1943; non attesta il destino del singolo registro Ismiridi.
- Gioacchino Di Marzo, Di Antonello da Messina e dei suoi congiunti, Palermo, 1903, p. 92, nota 3: Niccolò Ismiridi, protocollo 1502–1503, indizione VI, foglio 88; precisazione 88v nello studio del 2020: fonte storica consultata direttamente nella copia digitalizzata conservata nel fondo di lavoro. Il riferimento al notaio Niccolò Ismiridi è tratto da Di Marzo, non dalla visione diretta del protocollo.
- «New Insights into the Painted Crucifix Attributed to Antonio de Saliba», The Antiquaries Journal (2020): committenza del 1502, misure, collocazione dell'originale e copia a San Filippo.
- Società Messinese di Storia Patria, studio su Salvo d'Antonio: riferimento alla croce del 1502 a San Filippo.
- Giuseppe Fazio, tesi di ricerca storico-artistica, Università di Padova (PDF): discute la croce della chiesa madre di Calatabiano commissionata a Salvo d'Antonio il 24 ottobre 1502 (catalogo IV.38) e la sua valutazione stilistica. Fonte critica secondaria: non equivale alla consultazione del protocollo notarile originale.
- Dizionario Biografico degli Italiani, «De Antonio, Salvo»: profilo storico-artistico e valutazione critica della croce.
- Comune di Calatabiano, pubblicazione storico-turistica: data, prezzo e descrizione dell'opera.