Dossier 03 — Due notizie storiche e le loro fonti

Il castello nel 1213 e il commercio degli zuccheri nel 1537

Michele Bottino · Laboratorio Digitale di Storia e Memoria · 11 ottobre 2026

Due momenti della storia di Calatabiano

Due notizie storiche, riferite a eventi distanti più di tre secoli, aiutano a seguire la storia di Calatabiano da prospettive diverse: il controllo del castello e il commercio dello zucchero. Per il 1213 è ora consultabile anche una riproduzione a stampa del privilegio regio, distinta dalla scrittura originaria di compravendita; per il 1537 disponiamo della citazione notarile in uno studio. Gli atti manoscritti originali non sono stati esaminati direttamente.

1213 — Il privilegio regio e il pagamento del castello

Antonio Mursia, nella tesi Abbas Episcopus Dominus. Potere tripartito e ruoli convergenti nella Sicilia normanno-sveva (secoli XI–XIII) (Università di Catania, a.a. 2023–2024), p. 103, ricostruisce l'acquisto del castello di Calatabiano nel 1213, indicando come controparte il conte Armaleo Monaldeschi e una somma di 15.000 tarì. Lo studio riferisce che il denaro sarebbe stato raccolto anche mediante un'imposizione sugli abitanti di Catania, Aci, Sant'Anastasia e Mascali. Quest'ultima ricostruzione fiscale non deriva dalla sola formula del privilegio regio.

La ricostruzione riguarda l'espansione del dominio temporale dei vescovi-abati di Catania. Lo stesso studio segnala che Calatabiano rimase soltanto brevemente nella loro disponibilità. L'appendice della tesi raccoglie quaranta pergamene e si arresta al 1205: non comprende, pertanto, il contratto di compravendita riferito al 1213.

Controllo del testo a stampa: nella raccolta di Christian Hillen, Die Urkunden des Königs Heinrichs (VII.) (2007), n. 4, pp. 47–49, è riprodotto il privilegio emanato a Messina nel marzo 1213 da Costanza e dal figlio Enrico. Il provvedimento conferma alla Chiesa di Catania il castrum Calatabianum con casali, abitanti e pertinenze, ricordando l'origine fiscale del bene dopo la vicenda di Pagano de Parisio, il precedente affidamento a un conte nominato nel testo Arnaldo e il pagamento di 15.000 tarì a lui o al suo procuratore. Il documento di conferma non è l'atto originale della compravendita; inoltre, l'identificazione di Arnaldo con «Armaleo Monaldeschi» appartiene alla ricostruzione storiografica e richiede un confronto onomastico autonomo.

Edizione consultabile: Hillen, Die Urkunden des Königs Heinrichs (VII.), n. 4, pp. 47–49 (PDF), che dichiara di raccogliere precedenti testi a stampa, senza presentarsi come nuova edizione critica delle pergamene. Rinvii: BF 3838; Huillard-Bréholles I/1, pp. 253–255; Pirri, Sicilia sacra I, pp. 533–534. L'originale manoscritto non è stato collazionato.

Fonte consultabile: Mursia, tesi integrale (PDF), p. 103 per la notizia dell'acquisto; la nota 411 della tesi rinvia a Niese (pp. 89–91), Bresc (p. 93), Sorrenti (p. 47) e Maurici (pp. 139–166), oltre a un ulteriore lavoro di Niese sulla legittimità dell'imposizione (p. 109). Tali studi non sono qui presentati come direttamente collazionati.

1213 — Attestazioni e stato della verifica

Questa matrice distingue le notizie riscontrate nel testo digitale dell’edizione Hillen (2007, documento 4, pp. 47–49) dalle ricostruzioni storiografiche. La verifica editoriale è conclusa sull'edizione a stampa; non è stata esaminata la pergamena originale.

CodiceContenutoSupportoValutazione
A01Datazione Messina, marzo 1213Hillen, n. 4, pp. 47 e 49Riscontro su testo edito
A02Costanza, Enrico e Chiesa di Catania; castello e pertinenzeHillen, n. 4, pp. 47–49Riscontro su testo edito
A03De Parisio, conte Arnaldo e pagamento di 15.000 tarìHillen, n. 4, pp. 48–49Riscontro su testo edito; non è il contratto di compravendita
A04Armaleo Monaldeschi e imposizione sui centri catanesiMursia, tesi UniCT, discussione dell’acquistoRicostruzione secondaria; non citazione letterale del privilegio
A05Differenti collocazioni cronologiche della vicenda nella tesiMursia, tesi UniCT, passi da collazionareQuestione interpretativa aperta
A06Pergamena originale e contratto di acquistoNon acquisiti nella verificaNon collazionati
A07Convalida della specifica attestazione in CervelloRegistro interno di revisioneVerifica editoriale dell'edizione conclusa; utilizzo divulgativo consentito con citazione

Metodo e limiti. Le tre pagine dell'edizione a stampa sono state controllate nel testo digitale e nelle immagini. L'originale medievale non è stato esaminato e non è necessario per presentare correttamente quanto riferito dall'edizione. Per i dettagli consultare l’edizione di Hillen (PDF) e la sezione Fonti. Nessun risultato dell’assistente Elena va considerato una validazione indipendente della fonte.

1537 — Gli zuccheri di Calatabiano

Rosaria Stracuzzi, in un contributo pubblicato nell'Archivio Storico Messinese, volume 96, p. 190, nota 51, segnala un atto del 25 maggio 1537. Secondo la nota, Francesco Mirulla concesse a Pietro Faraone l'arbitrio degli zuccheri per Calatabiano. Francesco Mirulla risultava concessionario della gabella e dell'arbitrio della cannamela dal conte Giovanni Marullo.

Il rinvio archivistico è preciso: Archivio di Stato di Messina, Notarile, volume 15, fogli 330–332. L'atto manoscritto non è stato consultato direttamente. Per comprendere l'esatta portata giuridica di «arbitrio» e «gabella» occorrerebbe leggere le clausole dell'atto.

La medesima nota cita un diverso atto del 4 ottobre 1537, ai fogli 52–55, relativo a palle di ferro destinate alle artiglierie: non riguarda l'arbitrio degli zuccheri e non va confuso con l'atto del 25 maggio. Richiama inoltre il foglio 315 verso dello stesso volume per attività commerciali di Pietro Faraone relative a panni e zucchero. La nota 51 accompagna la discussione di una pergamena distinta (n. 84): non va quindi presentata come trascrizione del contratto notarile del 25 maggio.

Fonte consultabile: Archivio Storico Messinese, volume 96 (PDF), p. 190, nota 51.

Tracciabilità delle due notizie principali

NotiziaTestimonianza consultabileDocumento richiamatoLimite del riscontro
Conferma regia e pagamento del castello, marzo 1213Hillen, Die Urkunden des Königs Heinrichs (VII.) (2007), n. 4, pp. 47–49; PDF. Per l'interpretazione della vendita e della tassa, Mursia, tesi (2023–2024), p. 103.Privilegio di Costanza ed Enrico riprodotto a stampa; scrittura autonoma di compravendita non acquisita.Testo edito effettivamente consultabile; manoscritto non collazionato. Il conte Arnaldo del privilegio non è identificato con «Armaleo Monaldeschi» nel medesimo testo.
Arbitrio degli zuccheri, 25 maggio 1537Rosaria Stracuzzi, Archivio Storico Messinese, vol. 96, p. 190, nota 51; PDF.Archivio di Stato di Messina, Notarile, vol. 15, ff. 330–332.Segnatura riferita dalla pubblicazione; atto non trascritto né letto direttamente.

Per il contesto economico dello zucchero e gli altri riferimenti d'archivio si veda il Dossier 02.

Riscontro storiografico aggiuntivo sul 1213

Un ulteriore studio pubblicato, anteriore alla tesi di Mursia, riferisce la vendita di Calatabiano da Armaleo Monaldeschi al vescovo di Catania per 15.000 tarì e la successiva imposizione di una tassa: Francesco Muciaccia, «Gualtiero de Palear, cancelliere del Regno di Sicilia», Archivio Storico Pugliese (1951), p. 104, PDF dell'articolo. Si tratta di un ulteriore riferimento storiografico, non della lettura dell'atto originale. Senza un confronto fra le note dei due studi, non è possibile stabilire se le loro informazioni provengano da testimonianze indipendenti.

Per il 1537 la pubblicazione specifica di Rosaria Stracuzzi, p. 190, nota 51, distingue espressamente l'atto del 25 maggio relativo agli zuccheri (Notarile, vol. 15, ff. 330–332) dalla vendita di palle di ferro del 4 ottobre (ff. 52–55). La verifica riguarda il testo della nota pubblicata, non i registri notarili.

Oltre il documento · Una lettura d'autore

Il prezzo di un castello, il peso di una città

Quindicimila tarì: è il prezzo attribuito dalla storiografia alla vendita del castello di Calatabiano nel 1213. La cifra appartiene alla storia del potere, non soltanto a quella di un edificio fortificato.

La ricostruzione citata nel dossier collega l'acquisto della Chiesa di Catania a un'imposizione sostenuta dagli abitanti di più centri. Il castello sorgeva a Calatabiano, ma il costo dell'operazione, nella notizia tramandata, si estendeva oltre quel luogo. È uno scarto significativo: il controllo di una fortificazione coinvolgeva autorità e risorse distribuite su un territorio più ampio.

L'atto originale della compravendita non è stato esaminato. Gli studi che riferiscono la vicenda potrebbero dipendere da una stessa tradizione documentaria: non è ancora stabilito se costituiscano testimonianze indipendenti. La concordanza delle narrazioni non basta, da sola, a rendere certa ogni circostanza.

Rimane una domanda concreta: chi poteva decidere l'acquisto e chi era chiamato a sostenerne il prezzo? È nel rapporto fra decisione politica e obbligo economico che la vendita del 1213 acquista il suo significato.

Lettura saggistica basata sui riferimenti storiografici citati nel dossier. Nessuna consultazione diretta dell'atto del 1213 è sottintesa.