ADC · Dossier di ricerca · 11 ottobre 2026
Acque, mulini e confini monastici nella Sicilia nordorientale (1101–1245)
San Filippo di Demenna e Santa Maria di Maniace: lettura dei regesti e delle edizioni documentarie.
Le carte dei monasteri di San Filippo di Demenna e Santa Maria di Maniace raccontano controversie molto concrete: chi poteva usare l’acqua di un mulino, dove passava un confine, a chi spettavano pascoli e terre. I documenti qui raccolti mostrano come questi diritti fossero riconosciuti e contestati tra il XII e il XIII secolo.
La documentazione
1101: diritti di mulino sul Panagia
Il regesto della pergamena 7 riferisce una concessione della contessa Adelasia al monastero di San Filippo di Demenna che comprende la facoltà di costruire mulini sul fiume Panagia. Il dato attesta un interesse monastico per lo sfruttamento idraulico; non identifica il Panagia con l'Alcantara né dimostra l'esistenza di un determinato mulino ancora nel secolo successivo. Rinvio editoriale: Cusa, pp. 394–395.
1112: Santa Maria di Gullia
Il regesto della pergamena 11, datata marzo 1112, registra beni e terre collegati alla chiesa di Santa Maria di Gullia, dipendenza di San Filippo. Il dato offre un precedente documentario per il toponimo Gullia, che ricompare nel 1217 in relazione a un mulino; da solo non dimostra però l'identità puntuale del bene né una localizzazione nel territorio di Calatabiano.
1408: localizzazione documentaria del feudo di Gullia
Un documento successivo, pubblicato da Giuseppe Silvestri (Tabulario, I, 1887, doc. XXVIII, da p. 88), reca la data «Feudo di Gullia, 1408. Aprile 19». Riguarda l'immissione dell'abate Aganato nel possesso del feudo dopo una controversia con Giovanni di Ventimiglia. Nel testo il feudo è descritto come situato «in territorio Maniachii»; la delimitazione segue crinali, pietre segnate con croci, un vallone e infine un fiume non nominato in quel passo. È una prova documentaria della collocazione del feudo di Gullia nel territorio di Maniace nel 1408, non una dimostrazione automatica che tutti i beni chiamati Gullia nel 1112 e nel 1217 coincidessero esattamente con quel feudo. Il fiume non può essere identificato con l'Alcantara senza ulteriori riscontri cartografici e testuali. Il passo è tramandato dall'edizione storica; la grafia dei nomi va letta con attenzione nella sua forma originale.
Confronto con la toponomastica e l'idrografia moderne
La documentazione comunale di Bronte registra le contrade Gollia Alta e Gollia Bassa nella tabella dei fogli catastali (rispettivamente foglio 36 e fogli 37–39) e il vallone Gullia nel reticolo idrografico afferente al Simeto (piano comunale di protezione civile, relazione generale, p. 37). La persistenza moderna del nome costituisce un riscontro topografico importante da confrontare con il feudo di Gullia attestato nel 1408 in territorio di Maniace. Non equivale però a una ricostruzione dei confini medievali, né identifica automaticamente il fiume non nominato nell'atto del 1408. Tabella catastale delle contrade; Piano comunale di protezione civile di Bronte.
Archivio Nelson: una pista documentaria sulle acque Gullia–Beviere
L'inventario ufficiale dell'Archivio Nelson – Ducea di Bronte segnala una serie di fascicoli sulle acque «Gullia–Beviere». In particolare, l'unità 232 (1801–1928) comprende raccolte di notizie, copie e note storiche tratte anche da pergamene greche, oltre a documenti e visite relative ai beni monastici; l'unità 431 (1897–1940) comprende «acqua Gullia Beviere (diplomi, appunti, storia del feudo)», datata 1927. Sono rilevanti anche le unità 231 e 233, relative a controversie sulle acque, e la 402, su una bonifica che utilizzava l'acqua della sorgente Gullia Beviere. Si tratta di rinvii inventariali, non di una lettura integrale dei fascicoli: tali descrizioni non attestano da sole una continuità idraulica fra il mulino del 1217 e le sorgenti moderne. Inventario ufficiale dell'Archivio Nelson.
1217: pascoli e acqua del mulino di Gullia
Secondo il regesto della pergamena 24, nell'aprile 1217 Costantino de Fimi, camerario regio nel Val Demenna, riconobbe al monastero di San Filippo il diritto di pascolo presso Santo Marchetto e l'uso dell'acqua destinata al mulino di Gullia, in una controversia con Santa Maria di Maniace. La descrizione registra un procedimento svolto in esecuzione di disposizioni superiori. Inventario, perg. 24; Cusa, pp. 439–443.
1183, 1217 e 1220: una pergamena con più atti
La lettura dell'edizione di Giuseppe Silvestri (1887, pp. 4–10) permette di chiarire l'apparente anomalia del regesto della pergamena 25. L'editore precisa che la pergamena contiene tre atti, oltre all'inserzione di una lettera dell'imperatore Federico II: (a) San Marco, aprile 1217, intervento di Costantino de Fimi sui diritti di terra e acqua presso Santo Marchetto e sul mulino nel tenimento di Gullia; (b) ottobre 1183, ricognizione di terre e boschi a opera di Filippo de Fimi; (c) Naso, novembre 1220, riconoscimento di diritti del monastero da parte dell'arcidiacono Parisio. La compresenza delle tre date dipende quindi dalla struttura composita del documento pubblicato, non dimostra un'impossibilità cronologica del primo atto. La ricostruzione si basa sull'edizione storica e non consente di attribuire con certezza tutti i nomi a persone o luoghi conosciuti oggi. Non è accertata alcuna identificazione di questo Parisio con i de Parisio studiati per Calatabiano.
1225: controversia per il mulino Miga
La pergamena 28, datata settembre 1225, riguarda una controversia relativa al mulino Miga e al fiume Panagia, risolta a favore del monastero di San Filippo. La ricorrenza del Panagia nel 1101 e nel 1225 documenta una continuità dell'idronimo nel patrimonio monastico e in contesti molitori; non consente però di affermare che i due atti riguardino il medesimo impianto. Inventario, perg. 28; Cusa, pp. 449–451.
1245: la ricognizione dei confini
La pergamena 29, nell'edizione di Cusa, documenta una ricognizione di possedimenti monastici con testimonianze locali, riferimenti a corsi d'acqua, rocce, pietre e segni di confine. I segmenti riguardano dipendenze monastiche distinte; i microtoponimi greci richiedono una trascrizione e un controllo topografico puntuali. Inventario, perg. 29; Cusa, pp. 452–456.
Che cosa dimostrano questi atti?
L’acqua muoveva i mulini e aveva un valore economico decisivo. Per questo i monasteri ne difendevano l’uso davanti ai funzionari regi, ricorrendo a privilegi, testimoni e sopralluoghi. I documenti citati non consentono tuttavia di identificare il Panagia con l’Alcantara, il San Marco delle pergamene con una località di Calatabiano o l’arcidiacono Parisio con un membro di una specifica famiglia calatabianese.
Riproduzioni delle pagine di Cusa
Consultazione storico-documentaria gratuita e non commerciale. Le immagini riproducono l’edizione a stampa del 1868, non le pergamene originali. Fonte: Bayerische Staatsbibliothek München, I diplomi greci ed arabi di Sicilia, I/1, 1868; volume digitalizzato. Rights Statement: No Copyright – Non-Commercial Use Only. Le immagini sono richiamate tramite l’interfaccia IIIF della biblioteca e non sono archiviate su questo sito.
Pergamena 24 — pp. 439–443
Controversia sulle acque; la relazione con Calatabiano non è dimostrata.





Pergamena 28 — pp. 449–451
Il toponimo Panagia non identifica automaticamente l'Alcantara.



Pergamena 29 — pp. 452–456
La pagina 456 comprende la chiusura di un documento e l'inizio del successivo.





Fonti per la storia delle acque e dei mulini
- S. Falletta (a cura di), Tabulario dell'Ospedale Grande di Palermo. Monasteri di S. Filippo di Fragalà e S. Maria di Maniace (1090–1620), inventario-regesto, Archivio di Stato di Palermo, 2022, schede 7, 11, 24, 25, 28 e 29. PDF istituzionale.
- S. Cusa, I diplomi greci ed arabi di Sicilia, parte I, vol. 1, Palermo, 1868, pp. 394–395, 439–443, 449–456. Le pagine 439–456 sono state consultate in riproduzione digitale dell'edizione a stampa.
- G. Silvestri, Tabulario di S. Filippo di Fragalà e Santa Maria di Maniaci, I: Pergamene latine, Palermo, 1887, pp. 4–10. L'edizione riporta la successione dei tre atti e le osservazioni del curatore. Copia digitalizzata su Internet Archive.
I nomi dei luoghi e le indicazioni cronologiche presenti negli atti vanno interpretati confrontando le testimonianze medievali con la cartografia storica e con altre fonti indipendenti.
Per la storia dei collegamenti e degli attraversamenti del fiume nella stessa area geografica, si veda anche il dossier Il ponte sull’Alcantara: una testimonianza medievale. Il rinvio è di carattere territoriale e non implica l’identificazione del Panagia menzionato nelle pergamene con l’Alcantara.
Oltre il documento · Una lettura d'autore
L'acqua e il diritto
Nel 1217 una controversia sui diritti d'acqua coinvolge il mulino di Gullia; nel 1225 un'altra riguarda il mulino Miga e il fiume Panagia. Sono notizie trasmesse dai regesti e dalle edizioni delle carte monastiche. Parlano di risorse che non bastava possedere: bisognava poterle usare, difendere e delimitare.
Le ricognizioni di confine menzionano elementi riconoscibili sul terreno — crinali, pietre, valloni — e ricorrono a testimonianze locali. Un diritto scritto aveva bisogno anche di luoghi identificabili. È questo incontro fra testo e paesaggio a rendere le carte interessanti oltre la storia delle singole comunità religiose.
Ma i nomi geografici chiedono prudenza. Il Panagia non può essere identificato automaticamente con l'Alcantara; il ritorno del nome Gullia in documenti di secoli diversi non dimostra da solo l'identità dei possedimenti. I mulini e le controversie appartengono a un contesto regionale che non va trasferito senza prove a Calatabiano.
Il valore di queste testimonianze sta allora in una storia concreta del potere: controllare l'acqua significava regolare un'attività economica e i rapporti fra istituzioni. Per riconoscere i luoghi precisi, però, servono altre verifiche documentarie e topografiche.
Lettura saggistica basata sui regesti e sulle edizioni citati nel dossier; non implica la collazione delle pergamene originali.
Cartografia e territorio: un confronto distinto
Per conoscere una testimonianza cartografica ottocentesca relativa a Calatabiano, consulta la scheda della mappa Mortillaro n. 113. La carta documenta un altro periodo e un diverso ambito geografico: non costituisce prova della posizione dei mulini medievali di Gullia o del fiume Panagia.