Storia della lingua e della scrittura

Le parole e le lettere della Sicilia medievale

Come parlavano gli abitanti della Sicilia mille anni fa? E come scrivevano le loro lettere, i contratti, le preghiere e gli atti ufficiali? Per rispondere dobbiamo entrare in un mondo in cui più lingue e più alfabeti convivevano.

Un'isola, molte lingue

La Sicilia medievale era un luogo di incontri. Nel corso dei secoli la cultura greca, quella latina e quella araba lasciarono tracce profonde nella vita religiosa, nell'amministrazione, nei nomi dei luoghi e nella scrittura. Con l'età normanna queste tradizioni non scomparvero improvvisamente: continuarono a essere utilizzate, con funzioni e importanza differenti.

Una pergamena poteva essere scritta in greco, un atto di governo in arabo e un documento ecclesiastico in latino. La lingua dei documenti, tuttavia, non coincideva necessariamente con quella usata dalle persone nelle case, nei campi e nei mercati. Il modo di parlare quotidiano è spesso più difficile da ricostruire, proprio perché ha lasciato meno testimonianze dirette.

Una pietra che racconta quattro lingue

Una testimonianza straordinaria della Sicilia normanna è la lapide funeraria quadrilingue del 1149, conservata a Palermo. Sulla stessa pietra si incontrano tradizioni linguistiche e grafiche differenti: latino, greco, arabo ed ebraico.

Lapide funeraria quadrilingue della Palermo normanna, con iscrizioni in più sistemi grafici
Palermo, lapide funeraria quadrilingue, 1149. Fotografia di Giovanni Dall'Orto, Wikimedia Commons. Fotografia e informazioni sull'opera.

Osservando la pietra si scopre che le lettere non cambiano soltanto per la lingua: cambia anche la loro forma, la direzione della scrittura e il modo di disporre le parole nello spazio. È una finestra sulla ricchezza culturale della Sicilia del XII secolo.

Quattro alfabeti da osservare

Proviamo a riconoscere alcuni segni. Gli esempi qui sotto utilizzano caratteri moderni, scelti per imparare a distinguere gli alfabeti prima di osservare le antiche iscrizioni.

Greco

Α α · Β β · Γ γ

Le lettere greche compaiono nei documenti e nella tradizione religiosa della Sicilia bizantina e normanna.

Latino

A a · B b · G g

L'alfabeto latino fu utilizzato per molti atti ecclesiastici, giuridici e amministrativi.

Arabo

ا · ب · ت · ث

Si legge da destra verso sinistra. La forma di molte lettere varia secondo la posizione nella parola.

Ebraico

א · ב · ג · ד

Anch'esso si legge da destra verso sinistra e appartiene alla storia delle comunità ebraiche dell'isola.

Il greco dei documenti: parole che attraversano i secoli

Per conoscere il territorio della Sicilia orientale sono preziosi i documenti dei monasteri greci. Essi raccontano donazioni, confini, proprietà, corsi d'acqua e mulini. Alcuni furono pubblicati nell'Ottocento dallo studioso Salvatore Cusa, rendendo accessibili testi medievali altrimenti difficili da consultare.

Pagina 440 dell'edizione di Salvatore Cusa con un documento greco medievale
Salvatore Cusa, I diplomi greci ed arabi di Sicilia, 1868, pagina 440. Bayerische Staatsbibliothek, edizione digitalizzata. La pagina mostra il testo composto con caratteri tipografici ottocenteschi.

Fra le espressioni presenti in questo testo troviamo:

τὸν ποταμὸν τὸν ἁλμυρόν

ton potamòn ton halmyrón

Letteralmente: «il fiume salato» o «il fiume salmastro».

Parole come queste ci ricordano quanto fossero importanti i fiumi nella vita medievale. L'acqua serviva ai campi, muoveva i mulini e poteva segnare il confine fra proprietà. Per riconoscere con certezza un corso d'acqua moderno occorre però leggere l'intero documento e confrontarlo con le altre testimonianze geografiche.

La mano dello scriba

Scrivere un documento medievale era un lavoro specializzato. Lo scriba tracciava le lettere con strumenti e materiali diversi da quelli odierni; poteva unirle, abbreviare parole ricorrenti e aggiungere segni per aiutare la lettura.

Per questo due testi nella stessa lingua potevano avere un aspetto molto diverso. Una scrittura incisa nella pietra non somiglia necessariamente a una scrittura vergata sulla pergamena. E una pagina stampata nel XIX secolo, come quella di Cusa, rende leggibili le parole senza riprodurre esattamente la mano che le aveva scritte molti secoli prima.

Quando osserviamo un manoscritto, possiamo cercare la forma delle singole lettere, i tratti che le collegano, gli spazi fra le parole e le abbreviazioni. Ogni dettaglio aiuta a comprendere come il testo fu prodotto e letto.

E a Calatabiano quali lingue si parlavano?

La storia di Calatabiano appartiene a quella della Sicilia orientale, una regione nella quale la tradizione greca ebbe una lunga durata e che fu attraversata dai cambiamenti politici e culturali dell'età islamica, normanna e sveva.

I documenti relativi ai monasteri, alle acque e alle proprietà del territorio offrono indizi preziosi sulle lingue utilizzate per registrare diritti e accordi. Non permettono però, da soli, di stabilire quale lingua fosse parlata da ogni famiglia o in ogni strada del paese.

Nei secoli successivi, accanto al latino degli atti ufficiali, le varietà siciliane assunsero un ruolo fondamentale nella comunicazione quotidiana. Il loro rapporto con il dialetto locale è un capitolo importante della storia linguistica di Calatabiano.

Per approfondire

Le immagini e i testi di questa pagina introducono un percorso di lettura. Chi desidera esplorare le testimonianze può consultare il nostro Atlante storico-documentario, il laboratorio sui diplomi greci e la digitalizzazione dell'edizione di Cusa.